martedì 2 settembre 2014
n° 11 - novembre 1999
La fotografia in archivio, la fototeca del consorzio culturale del monfalconese
di Gianpaolo Cuscunà
    


La fototeca del consorzio culturale del monfalconese
La Fototeca iniziò la propria attività nel 1978, data di istituzione del Consorzio Culturale del Monfalconese (allora denominato Centro Culturale Pubblico Polivalente). Sulla falsariga di altre simili esperienze un riferimento importante di quel periodo fu il Centro Etnografico Ferrarese venne proposta la ricerca e la fotoriproduzione del materiale fotografico conservato in collezioni private e raccolte familiari: l'obiettivo era la creazione di un "archivio" pubblico che fosse in grado di contribuire alla conservazione dell'identità culturale del Territorio e allo studio delle tradizioni popolari, dello sviluppo socio-economico, urbanistico, industriale. In tempi più recenti, sollecitati anche dalla donazione di una parte consistente dell'archivio di uno studio fotografico, il campo della ricerca è stato allargato anche alla storia della produzione delle immagini fotografiche, con una particolare attenzione all'attività degli studi fotografici e dei fotografi locali. Da un interesse di tipo prevalentemente storico-etnografico si è dunque passati ad una più marcata attenzione per la raccolta, la conservazione e la catalogazione del patrimonio fotografico storico. Attualmente l'archivio raccoglie oltre 10.000 fotoriproduzioni di immagini storiche, messe temporaneamente a disposizione della Fototeca dai rispettivi proprietari. Ai gruppi di immagini più significative, relative allo sviluppo economico ed industriale del Monfalconese e alla Grande Guerra, si aggiungono numerosi album di famiglia, vedute e foto-cartoline, istantanee che documentano la microstoria delle comunità locali. I principali fondi di cui sono conservati negativi e positivi originali sono frutto di donazioni e acquisizioni. Di seguito proponiamo una rapida carrellata sui materiali di maggior interesse, insieme a sintetiche informazioni biografiche sugli autori delle raccolte più consistenti.
Giovanni Cividini
Dopo l'importante acquisizione di circa un migliaio di negativi, in buona parte su vetro, donati al Consorzio Culturale dal fotografo triestino Rotando Pangherz, la Fototeca ha avviato un'impegnativa ricerca sull'attività di Giovanni Cividini. Tra i risultati di maggior rilievo si segnala l'individuazione di gruppi di immagini realizzate dal fotografo e dai suoi collaboratori, nei diversi studi di cui fu titolare a Trieste, Pordenone e Monfalcone. L'archivio conserva, oltre ai negativi relativi alla documentazione delle attività del Cantiere Navale Triestino di Monfalcone, un album di particolare interesse in cui Cividini raccolse le immagini, in parte realizzate da lui stesso, in parte da aviatori-fotografi, relative all'attività delle squadriglie di aerei da ricognizione e da bombardamento attive nella base aerea della Comina, a Pordenone, durante il primo conflitto mondiale. Giovanni Cividini nacque a Trieste il 26.9.1879. Giovanissimo trovò impiego nello studio Manenizza, in Piazza della Borsa 11, dove, negli anni a cavallo del secolo, ebbe modo di acquisire ed affinare le conoscenze che nel 1905 gli consentirono di intraprendere per proprio conto la carriera di fotografo. I generi fotografici ai quali egli si dedicò prevalentemente in questa fase della sua carriera furono il ritratto ed il rilievo di edifici. Di questo periodo è il censimento fotografico degli edifici gestiti dalla Lega Nazionale ed adibiti ad uso scolastico nell'ambito territoriale che andava dall'Istria alla città di Gorizia. Nell'imminenza dell'intervento italiano nel primo conflitto mondiale egli, per sottrarsi all'internamento, si allontanò con la famiglia da Trieste portando con sé solo pochi apparati fotografici mentre lo studio e l'abitazione rimasero affidati alla cognata, coniugata con un ufficiale austriaco. Seppur con qualche difficoltà il fotografo riuscì a varcare il confine italo-austriaco a Cormòns e a stabilirsi a San Vito e successivamente a Pordenone, dove si mise nuovamente all'opera in uno studio sito in via Damiani. Qui entrò in rapporto con Gabriele d'Annunzio del quale eseguì alcuni ritratti fotografici che incontrarono particolare apprezzamento da parte del poeta. Nel 1917 fu richiamato alle armi ed arruolato nel corpo della Sanità Militare, in un reparto di radiologia, prestò quindi servizio prima in un ospedale da campo e poi presso l'ospedale di Sant'Orsola a Bologna. Nel 1918 rilevò uno studio nella città emiliana, in via d'Azeglio 19, che mantenne fino al 1924 circa, anno nel quale fece ritorno a Pordenone dove aprì uno studio in Corso Vittorio Emanuele III. E' in questa fase che Cividini realizzò i primi lavori di fotografia industriale su incarico del Cotonificio Amman-Veneziano, della Galvani e, a Cordenons, per il Cotonificio Scaramelli. All'inizio degli anni Venti ottenne i primi incarichi di lavoro dal Cantiere Navale Triestino di Monfalcone. Tra questi ebbe particolare rilievo la  collaborazione con l'ing. Fornasir per illustrare le diverse fasi della realizzazione di quella che verrà poi definita "la città giardino di Panzano". Dalla primavera del giugno 1931 la committenza del Cantiere acquistò tale rilevanza da indurlo a trasferirsi con la famiglia a Monfalcone in via Cosulich 105. Nello studio, situato all'ultimo piano dell'edificio dove risiedeva, allestì una sala di posa con salottino d'attesa, una camera escara ed un laboratorio. Negli anni Trenta Cividini mantenne un ruolo preminente nella documentazione fotografica dell'intera produzione del Cantiere di Monfalcone, compresa quella militare. Questo periodo, particolarmente fecondo, si cenciose nel momento in cui venne istituito il "Reparto Fotografia" del Cantiere e con lo scoppio del secondo conflitto mondiale. Nel dicembre del 1942, in seguito agli eventi bellici, Cividini fa costretto a trasferirsi a San Vito al Tagliamento, ed è in questa fase che il suo archivio subì i maggiori danni. Nell'immediato dopoguerra, sempre a San Vito, in Piazza del Popolo, aprì uno studio con annessa vendita di articoli fotografici, continuando, seppure con minore intensità, anche il rapporto di lavoro con il C.R.D.A. ed in particolare con le Officine Elettromeccaniche. Concluse nel 1957 la sua attività a San Vito trasferendosi a Trieste dove morì il 18.12.1959.

Luciano Miniussi
Donato alla Fototeca del CCM dal figlio Lucio, il fondo Miniussi comprende alcune decine di negativi su vetro, pellicole negative, diapositive a colori, positivi bn raccolti in album. Purtroppo si tratta solo di una piccola frazione della produzione fotografica amatoriale di Luciano Miniussi,attivo dai primi anni del '900 fino all'inizio degli anni Settanta. Gran parte dei negativi, elencati e sommariamente descritti in alcuni quaderni di appunti, sono purtroppo andati perduti. Tra le immagini attualmente conservate dalla Fototeca del CCM segnaliamo una serie di negativi su vetro che offrono una drammatica documentazione dei danni provocati dal primo conflitto mondiale in diverse località del Monfalconese e del Goriziano, numerose foto di famiglia, foto di viaggio. Di notevole interesse le riprese che testimoniano la particolare attenzione di Luciano Miniussi per l'ambiente e la natura. Luciano Miniassi nacque a Ronchi il 10 luglio 1894. Frequentò a Gorizia le scuole commerciali e una volta diplomato lavorò, fino allo scoppio della prima guerra mondiale, come impiegato del comune di Ronchi. Il conflitto lo vide impegnato nell'esercito austriaco come addetto alle comunicazioni radio sul fronte orientale, sui Carpazi. Rientrato alla fine della guerra a Ronchi si occupò, fino ai primi anni Venti, dell'amministrazione delle Fornaci Miniussi, di proprietà della famiglia. La passione per la fotografia, coltivata fin da giovanissimo (nel 1909, quindicenne, già fotografava) si combinò in quegli anni con l'interesse per le tecnologie più moderne, cui si era accostato durante la guerra: all'inizio degli anni Venti Luciano Miniussi "autocostruiva" le proprie prime radio riceventi. Dal 1923 l'hobby diventò attività professionale con l'apertura, a Monfalcone, di un primo negozio di materiali elettrici e di radio prodotte direttamente. In parallelo con l'attività commerciale, continuò a coltivare la passione per la fotografia: partecipazione a concorsi, autocostruzione di apparecchiature ottico-fotografiche, grande attenzione per le novità tecnologiche e per le più moderne attrezzature caratterizzarono i molti anni durante i quali praticò, da dilettante "evoluto", il mondo della fotografia. Morì nel 1973.

Adriano Cadel
La Fototeca del CCM ha potuto acquisire solo una parte dell'archivio del fotografo-editore triestino Adriano Cadel. Si tratta di 410 negativi, per la maggior parte su vetro, che documentano le campagne di rilevazione, realizzate dallo studio Cadel nella provincia di Gorizia e in alcune località della Bassa friulana, finalizzate all'edizione di cartoline illustrate. Di particolare interesse il fatto che molte delle immagini, mai edite come cartoline, propongono vedute e scorci insoliti. Sull'attività professionale di Adriano Cadel il CCM ha avviato una specifica ricerca. Di seguito riportiamo solo i dati anagrafici e professionali essenziali relativi a questo operatore. Adriano Cadel nacque a Trieste nel 1891. Nel 1915 Cadel risulta dipendente della ditta Stabilimento Alterocca di Terni, presso l'Agenzia di Milano in via Corso Garibaldi 105. Negli anni compresi tra il 1920 e il 1939 fu titolare della ditta "Adriano Cadel - Editore di cartoline illustrate e carta da lettere" con sede in viale Vittorio Veneto n. 10 a Milano. Nello stesso periodo svolgeva pare attività di "agente viaggiatore". Dal 1939, a Trieste, proseguì l'attività della sorella Ines Stein-Cadel: la ditta curava il "commercio all'ingrosso e al minuto di giocattoli, oggetti di cancelleria e cartoline di propria produzione". Morì a Trieste nel 1958.

Agostino Pennisi di Floristella
Il taccuino fotografico di guerra di Agostino Pennisi raccoglie 199 negativi su pellicola formato 1.5/8 x 2.1/2 pollici. Conservato dai familiari, è stato messo temporaneamente a disposizione della Fototeca del CCM, che conserva le stampe ricavate dai negativi originali. Le istantanee offrono una testimonianza soggettiva della vita dei soldati e dei civili nelle immediate retrovie del fronte. Agostino Pennisi, primogenito del barone di Floristella Salvatore e di Gabriella Statella dei Principi di Cassare, nacque ad Acireale nel 1890. Laureatesi in lettere nel 1912, coltivò nel corso della vita sollecitato da una tradizione familiare gli studi classici. Il 4 giugno 1914 sposò a Catania Agata Francica-Nava dei baroni di Bondifé, dalla quale ebbe nove figli. Nel 1916, poco dopo la nascita del suo secondogenito, fu chiamato a raggiungere la Terza Armata, con il grado di sottotenente e poi di tenente autiere di ambulanza, sul fronte dell'Isonzo. Prese servizio nella 28a Sezione Automobilistica della Croce Rossa, operando nel vasto territorio compreso tra la Bassa Friulana e l'Isontino. La dura esperienza della guerra si concluse con il definitivo ritorno in seno alla famiglia, partendo dalla stazione ferroviaria di Carpenedo il 9 novembre 1918. Già eccellente fotografo, Agostino Pennisi durante la guerra redasse un taccuino fotografico servendosi di una piccola camera Kodak. Nel secondo dopoguerra, dal 1948, fu senatore della Repubblica. Morì nella città natale nel 1963.

Consorzio di bonifica Pianura Isontina
La Fototeca del CCM ha avviato la riproduzione e la catalogazione delle fotografie che documentano l'attività del Consorzio di irrigazione e dei Consorzi di bonifica (oggi riuniti nel Consorzio di bonifica Pianura Isontina) a partire dalla fine del secolo scorso. Si tratta di un ricco repertorio di immagini che consente di ricostruire la storia delle trasformazioni del territorio isontino: la costruzione della presa d'acqua sull'Isonzo a Sagrado, la realizzazione del canale d'irrigazione Dottori, gli interventi di bonifica del Brancolo, del Lisert, del Preval. Obiettivo dell'intervento, oltre alla salvaguardia degli originali, è la costituzione di un data-base che consenta a utenti e ricercatori l'agevole consultazione dell'archivio storico del Consorzio di bonifica Pianura Isontina.

Stereoscopie
Acquisito di recente grazie alla segnalazione di un collezionista, consta di circa 2700 negativi su vetro, per la maggior parte stereoscopie. L'inventario del fondo è attualmente in corso. I gruppi di immagini più significativi sono relativi a vedute di città italiane e straniere (Trieste, Udine, Bologna, Roma, Parigi...), ritratti, foto di documentazione medica, nudi, nature morte. Mentre è in fase avanzata la digitalizzazione dei negativi, sono in corso ricerche che speriamo consentiranno di individuare con certezza l'autore delle riprese.                    

Guerra d'Etiopia
Donato alla Fototeca dal signor Flavio Ermacora, è costituito da una serie di negativi di piccolo formato, di autore anonimo, tutti realizzati nel corso della spedizione militare italiana in Etiopia ed Eritrea. La guerra, la vita militare, l'ambiente africano si alternano nelle istantanee che nonostante i danni subiti dai negativi testimoniano la capacità tecnica dell'operatore e il suo interesse per l'ambiente africano.  
                                                        
Altre attività di documentazione, espositive e di ricerca:
La Fototeca non si occupa però solo di conservazione e catalogazione di immagini d'epoca. Nel quadro della più generale l'attenzione per la fotografia come mezzo di espressione e di ricerca, la Fototeca ha promosso e realizzato corsi di fotografia e numerose mostre personali e collettive, in particolare presso la Galleria fotografica comunale di Fogliano Redipuglia. Numerose sono state e sono le campagne di documentazione e ricerca fotografica realizzate grazie alla collaborazione di fotografi e fotoamatori. Tra le altre segnaliamo la campagna di rilevamento fotografico dei reperti archeologico-industriali (1983), e il lavoro di documentazione di numerosi edifici di interesse storico-artistico presenti nelle località del Monfalconese (1989-1990), curati da Maurizio Frullani; la documentazione dei lavori di scavo archeologico eseguiti nell'area della "villa rustica romana" di Ronchi dei Legionari (1987) e le riprese sugli edifici e i monumenti oggetto della ricerca sull'architettura del Novecento, eseguite da Paolo Bonassi (in corso); il reportage all'interno del Cantiere navale di Panzane realizzato da Roberto Francomano (in corso); lo stage sulla "nuova cartolina", condotto da Roberto Salbitani (1999), che ha visto coinvolti numerosi fotografi. In parallelo, la sezione fotografia della Biblioteca specializzata del CCM è diventata punto di riferimento per molti studiosi e appassionati di fotografia. Attualmente raccoglie centinaia di volumi fotografici, numerose riviste italiane e straniere, con una particolare attenzione per le pubblicazioni che si occupano di storia e critica della fotografia.    

Per finire, un appello
La Fototeca è cresciuta molto in questi vent'anni, soprattutto grazie alla disponibilità e alla sensibilità di molti privati cittadini che hanno reso disponibili per la fotoriproduzione le proprie raccolte fotografiche, o addirittura hanno deciso di donare al Consorzio Culturale libri, fotocamere, raccolte di riviste, album di fotografie, lastre e pellicole negative. Spesso questi materiali che sono rimasti per anni in fondo a qualche armadio, o in soffitta finiscono dispersi sui banchetti dei rigattieri o peggio seguono il destino della carta da macero. Se invece desiderate che le vostre vecchie foto continuino a regalare emozioni, a offrire preziose informazioni sulla storia del nostro paese, a testimoniare la passione e l'abilità di chi le ha realizzate, fate una telefonata al Consorzio Culturale: saranno riprodotte, conservate, e contribuiranno ad arricchire il grande album fotografico della nostra storia.

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